Le proposte dell’ANCE in merito al Def 2018

Il 15 maggio 2018, in un’audizione presso le Commissioni speciali per l’esame degli atti del Governo, il Presidente dell’Ance, Gabriele Buia, ha presentato le riflessioni e le perplessità dei costruttori in merito al Documento di Economia e Finanza 2018.
Buia ha innanzitutto stigmatizzato le lentezze burocratiche e procedurali derivanti dal Codice appalti, le quali impediscono di trasformare i finanziamenti infrastrutturali in spesa reale. 

L'Ance, da parte sua, individua quattro azioni prioritarie
• eliminare i passaggi al Cipe successivi all'approvazione, da parte dello stesso, dei documenti programmatici (Dpp e altri); 
• potenziare le Strutture di missione esistenti (Italia Sicura e Casa Italia) per favorire la gestione unitaria dei programmi di spesa presso Palazzo Chigi, in virtà dei buoni, inediti, risultati raggiunti; 
• eliminare le duplicazioni di passaggi decisionali tra i ministeri; 
• razionalizzare le attività di controllo della Corte dei Conti, per concentrarne l'azione sulle attività di programmazione iniziale e, successivamente, sull'operato delle amministrazioni. 

Secondo Buia, «il rigore "a senso unico" del Codice Appalti ha spento il motore degli investimenti pubblici nell'economia. Non lo diciamo solo noi, ma anche i sindaci, gli amministratori locali e la grande committenza legata alle infrastrutture strategiche. Dopo quasi 2 anni dall'entrata in vigore della riforma, su 60 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati poco meno della metà». Buia ha dunque proposto un decreto legge urgente di "aggiustamnento" del Codice, in attesa di una riforma a regime e la sostituzione delle Linee guida Anac con un regolamento (com'era prima del 2016).  

Venendo nello specifico del Codice Appalti, l'ANCE propone le seguenti misure: 1) l'istituto del subappalto, al fine di superare gli attuali limiti, diretti ed indiretti, introdotti con il nuovo Codice, e di riportarlo in linea con le prescrizioni comunitarie; 2) una più corretta applicazione dei criteri di aggiudicazione dell'Oepv e dell'esclusione automatica delle offerte anomale; 3) il divieto della pratica del sorteggio delle imprese da invitare alle procedure negoziate, prevedendo meccanismi idonei; 3) migliorare la qualificazione SOA, al fine di valorizzare, accanto a requisiti di tipo quantitativo, quelli di natura qualitativa.  

Su tutto, il suggerimento è di non eliminare i bonus edilizi per ristrutturazioni edilizie, riqualificazione energetica, anti-sismica. Secondo Buia, essi da soli hanno tenuto a galla l'edilizia in questi anni: «È assolutamente necessario dare certezza e stabilità al processo di riqualificazione, energetica e antisismica, del patrimonio immobiliare italiano». «L'utilizzo degli incentivi alla riqualificazione edilizia – ha proseguito Buia – ha dimostrato, negli anni della crisi, di essere l'unico presidio per la tenuta del settore, oltre che un efficace strumento di emersione del lavoro sommerso e, infine, una fonte di entrate per il bilancio dello Stato. Tengo oggi a sottolineare che in questo momento un ripensamento su tali strumenti, anche se collegato a una revisione del sistema fiscale, sarebbe ulteriormente depressivo, non solo per il settore delle costruzioni, ma per la qualità e la sicurezza della casa, principale patrimonio delle famiglie italiane. Patrimonio che dal 2008 ad oggi si è mediamente svalutato del 30%, impoverendo le famiglie italiane». 

L'Ance, a tal fine, ha persino proposto di incentivare gli sconti fiscali all'edilizia, prorogando oltre il 2018 gli attuali livelli massimi per bonus edilizia ed eco-bonus. Buia è andato oltre suggerendo di equiparare la fiscalità sull'acquisto degli immobili nuovi ad alta efficienza energetica con quelli usati, come fatto con successo negli anni 2016 e 2017. E ancora: estendere alle zone a rischio sismico 2 e 3 le detrazioni Irpef per l'acquisto di case antisismiche, derivanti da interventi di demolizione e ricostruzione; garantire un regime di tassazione agevolata all'impresa per le permute di interi stabili condominiali da demolire e ricostruire; infine, rimodulare i benefici fiscali "ecobonus" e "sismabonus", in funzione della tipologia e dimensione degli immobili industriali
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